🎥 Un percorso che intreccia storie sullo schermo, riflessioni sul presente e nuove relazioni, restituendo valore all’incontro diretto e alla possibilità di sentirsi parte attiva della propria comunità .
Inauguriamo questa nuova rubrica editoriale “LA DOMENICA” dedicata alle attività dell’Associazione L’Albero della Vita ODV, ma in uno spazio ed un giorno di riposo utile ad approfondire il significato sociale e culturale delle iniziative, oltre la cronaca dei singoli appuntamenti. Il primo approfondimento non può che essere dedicato al Cineforum, un progetto che a Maddaloni sta consolidando la propria presenza grazie all’iniziativa di un gruppo di giovani e alla partecipazione di ragazzi provenienti anche da altri comuni della Campania
Il cinema, oltre lo schermo
Una proiezione può essere un momento di intrattenimento, ma può diventare anche l’occasione per incontrarsi, ascoltare punti di vista differenti e interrogarsi sulla realtà . È su questa possibilità che si fonda il Cineforum L’Albero della Vita: utilizzare il linguaggio cinematografico per creare occasioni accessibili di cultura, socialità e confronto, con particolare attenzione alle nuove generazioni.
Il progetto si sviluppa attorno a un’idea semplice: offrire ai giovani uno spazio concreto in cui ritrovarsi, condividere interessi e discutere, restituendo valore alla dimensione collettiva dell’esperienza. In un tempo in cui una parte significativa delle relazioni passa attraverso gli schermi personali e le piattaforme digitali, una sala in cui guardare un film insieme e parlarne può rappresentare un’alternativa significativa. Non una contrapposizione alla tecnologia, ma un’opportunità per recuperare la presenza, la conversazione e l’ascolto reciproco.
29 luglio: il cinema entra nella Scuola di Commissariato
Una delle tappe più significative del percorso si è svolta il 29 luglio, quando oltre 130 giovani hanno partecipato alla proiezione di Una giornata particolare, il film di Ettore Scola del 1977, ospitata eccezionalmente presso la Scuola di Commissariato, Caserma Magroni, a Maddaloni.
Ambientato nella Roma del 1938, sullo sfondo della visita di Hitler e della mobilitazione collettiva organizzata dal regime fascista, il film racconta l’incontro tra Antonietta, una donna intrappolata in una condizione domestica e sociale opprimente, e Gabriele, un uomo emarginato per la propria omosessualità . Attraverso le loro vicende personali, Scola mette in luce il peso della propaganda, del conformismo e della discriminazione, riportando al centro la libertà individuale e la dignità delle persone.
Temi che conservano una rilevanza attuale e che, al termine della proiezione, hanno alimentato un dibattito partecipato con i giovani presenti. Il confronto ha permesso di collegare la memoria storica alle questioni del presente, soffermandosi sul valore della democrazia, sul rispetto delle differenze e sul ruolo delle regole nella convivenza civile.






La disponibilità del Generale Sandro Corradi e del personale militare della Scuola di Commissariato ha reso possibile un incontro in una sede istituzionale diversa da quelle abitualmente utilizzate dal Cineforum. L’iniziativa ha rappresentato anche un’occasione di apertura verso la città , mostrando come luoghi con funzioni specifiche possano ospitare momenti di dialogo culturale e partecipazione giovanile.
A settembre, nuove storie e nuove domande
Dopo la pausa estiva, il Cineforum ha ripreso il proprio percorso con una selezione di film molto diversi per linguaggio, genere e temi. Una varietà che consente di avvicinare pubblici differenti e di mostrare quanto il cinema possa diventare una porta d’accesso a universi narrativi e interrogativi anche lontani dalla propria esperienza quotidiana.
Il 9 settembre è stato proposto Paprika – Sognando un sogno, film d’animazione del regista giapponese Satoshi Kon. Al centro della storia c’è una tecnologia sperimentale che consente di entrare nei sogni delle persone. Quando il dispositivo viene sottratto, il confine tra sogno e realtà comincia a dissolversi, trascinando i protagonisti in un viaggio visionario tra desideri, paure e identità . L’opera offre numerosi spunti per riflettere sulla mente, sull’immaginazione e sul rapporto tra realtà e percezione.
La serata ha accolto anche partecipanti provenienti da altre zone della Campania, tra cui alcuni giovani arrivati da Mercato San Severino. Un segnale della capacità del progetto di superare progressivamente i confini cittadini, grazie anche al lavoro dei volontari che mettono a disposizione gratuitamente tempo ed energie per organizzare gli appuntamenti e accogliere il pubblico.
Il 16 settembre il programma è proseguito con Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York (1968), il celebre film di Roman Polański. Rosemary, una giovane donna che si trasferisce con il marito in un appartamento di New York, comincia a sospettare che le persone intorno a lei nascondano qualcosa di inquietante. Tra tensione psicologica, isolamento e crescente incertezza, il film costruisce un racconto in cui la paura nasce anche dall’impossibilità di distinguere con sicurezza ciò che è reale da ciò che viene percepito. Un’opera che permette di interrogarsi sui meccanismi della suggestione e sulla fragilità della fiducia.


Il 23 settembre, La chimera (2023), di Alice Rohrwacher. Il film segue Arthur, un giovane archeologo clandestino coinvolto nel traffico di reperti antichi, legato tanto alla ricerca di oggetti sepolti quanto al tentativo di ritrovare una persona perduta. Attraverso il paesaggio, la memoria e il rapporto con il passato, l’opera intreccia desiderio, perdita e ricerca di un’appartenenza. Non disponendo di un riscontro certo sullo svolgimento di quella specifica proiezione, il titolo viene qui richiamato nell’ambito del percorso programmato, senza attribuire alla serata una cronaca non verificata.
Il 30 settembre, infine, il Cineforum ha proposto Mulholland Drive (2001), di David Lynch, presso la Sala Polifunzionale Franco Imposimato, bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla comunità . Il film, ambientato nella Los Angeles delle aspirazioni cinematografiche, segue l’incontro tra una giovane donna arrivata in città e un’altra donna che ha perso la memoria. La loro ricerca della verità si sviluppa in una narrazione enigmatica, in cui identità , desideri e realtà si confondono progressivamente.




Anche in questa occasione, la proiezione è stata soltanto il punto di partenza. Al termine del film si è aperto un confronto tra i partecipanti, con la presenza di giovani provenienti da Maddaloni e da altri centri della provincia di Caserta. Tra loro, Luca Capone, responsabile cinema della rivista mensile Magazine Informare, i fotografi Loredana Desiato e Pasquale Carangelo ed Ester Izzo, che contribuisce alla realizzazione delle locandine del Cineforum.
La varietà delle competenze e degli interessi presenti ha confermato il potenziale di questi incontri: uno spazio in cui la fruizione culturale può favorire relazioni, scambio di idee e occasioni di collaborazione.
La scelta della Sala Franco Imposimato aggiunge inoltre una dimensione significativa all’iniziativa. Un bene sottratto alla criminalità organizzata trova una nuova funzione pubblica attraverso attività culturali e aggregative: la legalità diventa così un’esperienza concreta, legata alla possibilità di frequentare i luoghi, costruire relazioni e dare spazio alle energie della comunità .
Il cinema scelto dai ragazzi
Il valore di questo percorso è infine emerso anche il 29 settembre, quando alcuni studenti della classe 3ª B dell’Istituto comprensivo Franco Imposimato hanno scelto di trascorrere il pomeriggio presso la Sala Polifunzionale Franco Imposimato, durante i giorni della festa patronale di San Michele.
La proposta è partita direttamente dai ragazzi, che hanno scelto di vedere Il diritto di contare (2016), il film di Theodore Melfi ispirato alla storia di tre matematiche afroamericane che contribuirono ai successi della NASA negli anni Sessanta, affrontando discriminazioni razziali e di genere in un ambiente professionale fortemente segregato.

Al termine della proiezione si è sviluppata una discussione sui temi affrontati dal film, con domande e riflessioni condivise dagli studenti insieme ai giovani del Cineforum. L’episodio merita attenzione soprattutto per la sua origine spontanea: sono stati i ragazzi a individuare il film e a scegliere un’occasione di incontro e approfondimento.
In un contesto in cui il rapporto tra giovani e strumenti digitali è spesso oggetto di preoccupazione, un pomeriggio come questo suggerisce una prospettiva concreta. La partecipazione non nasce necessariamente da un invito formale o da un’attività predisposta per loro: può svilupparsi anche quando vengono messi a disposizione uno spazio accogliente, persone disponibili al dialogo e la possibilità di scegliere.
Una sala, molte possibilitÃ
Il Cineforum L’Albero della Vita è un progetto in evoluzione, ma le esperienze maturate nel corso dei mesi indicano una direzione precisa: fare del cinema uno strumento di aggregazione, cultura e cittadinanza attiva.
Dietro ogni proiezione ci sono il lavoro organizzativo dei volontari, la ricerca dei film, la preparazione dei materiali e la cura degli incontri. Soprattutto, c’è la volontà di creare occasioni in cui i giovani possano essere protagonisti, portando interessi, competenze e sensibilità personali.
Le diverse sedi che hanno accolto le iniziative, compresi luoghi istituzionali e beni confiscati alla criminalità organizzata, mostrano anche quanto sia importante costruire collaborazioni tra realtà del territorio. La cultura può infatti contribuire a mettere in relazione spazi, persone e organizzazioni che, pur avendo funzioni differenti, condividono l’interesse per una comunità più partecipata.
Un film non risolve da solo le questioni sociali, né ogni dibattito produce necessariamente risposte definitive. Può però offrire un linguaggio comune da cui partire, rendere visibili esperienze diverse e creare le condizioni per ascoltarsi. È in questa possibilità che il Cineforum trova il proprio significato: trasformare il tempo trascorso davanti a uno schermo in un’occasione per incontrarsi, pensare e costruire relazioni.
Perché una comunità cresce anche attraverso questi momenti, quando la cultura smette di essere soltanto qualcosa da consumare e diventa un’esperienza da condividere.